| Eugenio Riccardo aveva appreso della morte del fratello Eugenio trovato cadavere nella loro casa di campagna. Gli inquirenti stavano conducendo delle indagini per accertare se si fosse trattato di suicidio, perché lo avevano trovato con il Vangelo in mano. La sorpresa era stata terribile per Riccardo, tuttavia aveva dovuto comunicare la terribile notizia alla madre. Eugenio aveva fatto visita ai genitori il giorno precedente alla morte e il suo comportamento era stato quello solito: interessato alla malattia del padre e attento alle necessità della madre. Lo ricordavano bambino, molto timido, bravissimo a scuola e restio a giocare in modo violento. Eugenio aveva frequentato con ottimi risultati il liceo e si era iscritto alla facoltà di Economia con l'obiettivo di lavorare in banca non appena laureato. Nei primi due anni di corso, non solo aveva dato tutti gli esami, ma aveva sempre ottenuto il massimo dei voti. Nel tempo libero, frequentava con il fratello l’ambiente parrocchiale ed essendo un bel giovane, aveva avuto molte ragazze che se lo contendevano e prendevano l’iniziativa per vincere la sua timidezza. In quel periodo, il vecchio parroco era stato trasferito altrove e, al suo posto, era arrivato un prelato giovane e anticonformista. Aveva subito impressionato i ragazzi per la differenza di comportamento rispetto al predecessore. Non era più il padre spirituale, il confessore e consigliere cui rivolgersi nei momenti di crisi, ma il compagno di divertimenti e l’organizzatore di eventi nuovi e particolari. Purtroppo il suo vero fine era di fare un’opera di persuasione politica estremista e rivoluzionaria. Il risultato fu che Riccardo abbandonò le attività parrocchiali e religiose. Eugenio rimase scioccato dalla nuova visione della società che il prete gli prospettava. In breve abbandonò la fidanzata, lasciò gli studi e la famiglia e andò a vivere lontano. Era maggiorenne e quindi la famiglia non poté trattenerlo. Il padre venne a sapere che si era trasferito presso una comunità, che lavorava saltuariamente e con i pochi soldi guadagnati si era iscritto alla facoltà di Scienze politiche. La cosa lo tranquillizzò solo parzialmente, fino a quando Eugenio non fu coinvolto in manifestazioni violente, cortei di protesta e arrestato per resistenza a pubblici ufficiali. Il fratello Riccardo fingendo di incontrarlo casualmente, cercò di convincerlo a ritornare in famiglia, senza contestare le sue nuove convinzioni politiche. Eugenio non tornò e proseguì il suo attivismo, avendo a che fare con la giustizia in numerose occasioni. Non finì gli studi universitari e rimase lontano dalla famiglia senza comunicare sue notizie per molti anni. Un bel giorno fece come il figliol prodigo e ritornò dai suoi. Chiese il permesso di ritirarsi nella casa di campagna, senza però comunicare nulla su come pensava di proseguire la sua esistenza. I genitori lo trattarono con infinita generosità. Riccardo fu felicissimo di averlo ritrovato. Aveva saputo che Eugenio si guadagnava da vivere lavando le scale e intascando pochissimo. “Povero fratello!” pensava. Gli aveva proposto di lavorare per lui, per il desiderio di farlo sentire utile. Ma Eugenio forse aveva già scelto la sua fine! Era affetto dalla sindrome bipolare maniaco depressivo. Il suicidio era nella sua mente da chissà quanto tempo! |